Photo credit: Manuele Mangiarotti
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Monaco is not a place; it is a performance. Every year this season the principality converts itself into a stage of carbon fiber and discretion, where wealth is ambient and history arrives at 200 miles per hour. Into this theater last weekend walked Kim Kardashian.
She arrived with her sister Khloe on Saturday for qualifying day and the attention of the press and paparazzi was all on her : black Demna lace, bootcut denim, sunglasses that held the harbor in miniature. She sat in the Ferrari garage like a shareholder at an earnings call—headphones on, expression neutral, absorbing. Sunday, race day: a cream dress from Gucci by Demna, the color of a “bride”
The response was liturgical. Was it too formal for Monaco’ s sport day event? Was it precisely calibrated? In a place built on codes, the act of ignoring them is its own code. The internet, Monaco’s second court, rendered its split verdict and adjourned.
Lewis Hamilton began third on the grid. He finished second, six seconds behind Kimi Antonelli, a 19-year-old Italian race driver who now owns the record books. Somewhere in the stands, Kardashian filmed, applauded, watched. The more consequential moment came after.
From the podium, Hamilton scanned the crowd and found her. He blew a kiss—small, deliberate. Then he tilted a magnum of Ferrari Trento. Her bodyguard, a study in professionalism, opened an umbrella. The gesture was valiant; the champagne was inevitable. She exited the frame laughing, a white towel to her face, the kind of image that turns into iconography by nightfall.
“It’s amazing to have her come this weekend and have the support,” Hamilton said later, with the careful diction of a man used to post-race interviews. Kim Kardashian in her “wags” era is a diva at 45 and a mother of 4 and can be a living example to many. But every stardom has its annotations. Martin Brundle, F1’s wandering oracle, approached on the grid walk. Kardashian did not break stride. “Kim and Khloé, so we’re not talking today,” he told his camera, and a thousand think pieces were born. In the paddock, whispers gathered around other partners. One source told the British press it felt “like the circus came to town.” Footage of Alexandra Saint Mleux, Charles Leclerc’s partner, was slowed, zoomed, interrogated for the physics of a snub. The post-race embrace between Hamilton and Kardashian was granted the same forensic attention: Was it tentative? Was it intimate? Was it nothing at all?
The Sun first connected them in January. By June, the punctuation had changed. “Girlfriend” appeared in print, unhedged. A source used the words “serious, committed.” Still, no carousel, no caption, no confirmation. In 2026, privacy is the last luxury, and the most aggressively speculated upon.
Hamilton left with silver. Antonelli left with immortality. Kardashian left with the narrative, which in Monaco is a currency more durable than either. She did not drive. She did not need to.
In this city of hairpins and hierarchies, there are many ways to take the lead. Some do it in a car. Others do it in lace.

Monaco non è un luogo, è una rappresentazione. Ogni anno, in questo periodo, il Principato si trasforma in un palcoscenico fatto di fibra di carbonio e discrezione, dove la ricchezza è parte del paesaggio e la storia corre a oltre 300 chilometri orari. In questo teatro è entrata, lo scorso weekend, Kim Kardashian.
È arrivata insieme alla sorella Khloé sabato, nel giorno delle qualifiche, attirando immediatamente l’attenzione di stampa e paparazzi. Pizzo nero firmato Demna, jeans bootcut e occhiali da sole che riflettevano il porto come in una miniatura. Seduta nel box Ferrari, sembrava un’azionista durante una riunione finanziaria: cuffie indossate, espressione impassibile, completamente immersa nell’atmosfera della gara.
La domenica, giorno del Gran Premio, ha scelto un abito color crema Gucci by Demna, una tonalità che ricordava quella di una sposa. La reazione è stata quasi liturgica. Troppo elegante per un evento sportivo? O semplicemente una scelta studiata nei minimi dettagli? In un luogo costruito sulle regole non scritte dell’etichetta, ignorarle può diventare esso stesso un codice. Internet, il secondo tribunale di Monaco, si è diviso e ha emesso il proprio verdetto senza raggiungere una vera sentenza.
Lewis Hamilton è partito dalla terza posizione in griglia e ha concluso la gara al secondo posto, a sei secondi dal vincitore Kimi Antonelli, il diciannovenne pilota italiano che con questa vittoria è entrato nei libri di storia. Da qualche parte sugli spalti, Kim Kardashian osservava, filmava e applaudiva.
Ma il momento più significativo è arrivato dopo la gara.
Dal podio, Hamilton ha cercato il suo sguardo tra la folla e, una volta trovata, le ha mandato un bacio. Un gesto piccolo ma intenzionale. Poi ha inclinato una bottiglia magnum di Ferrari Trento. La guardia del corpo di Kim, esempio impeccabile di professionalità, ha aperto un ombrello nel tentativo di proteggerla. Il gesto era eroico, lo champagne inevitabile. Kim è uscita dall’inquadratura ridendo, con un asciugamano bianco sul volto. Una di quelle immagini destinate a trasformarsi in icona nel giro di poche ore.
“È fantastico averla qui questo weekend e sentire il suo supporto”, ha dichiarato Hamilton più tardi, con il linguaggio misurato di chi è abituato alle interviste post gara.
Kim Kardashian, nella sua presunta “era WAG”, resta una diva a 45 anni e madre di quattro figli, un esempio di reinvenzione personale e professionale per molte donne. Ma ogni forma di celebrità porta con sé annotazioni, osservazioni e inevitabili polemiche.
Martin Brundle, storica voce della Formula 1 e instancabile intervistatore della griglia di partenza, ha tentato di avvicinarla durante la tradizionale grid walk. Kim non si è fermata. “Kim e Khloé, quindi oggi non parleremo”, ha commentato davanti alle telecamere. Da quella frase sono nati centinaia di articoli e discussioni online.
Nel paddock, intanto, le conversazioni si sono estese anche ad altre compagne dei piloti. Una fonte ha raccontato alla stampa britannica che l’atmosfera sembrava quella di “un circo arrivato in città”. I video di Alexandra Saint Mleux, compagna di Charles Leclerc, sono stati rallentati, analizzati e interpretati alla ricerca di presunti segnali e atteggiamenti. Lo stesso trattamento è stato riservato all’abbraccio tra Hamilton e Kardashian dopo la gara. Era un gesto amichevole? Intimo? O semplicemente nulla di speciale?
Il quotidiano The Sun aveva collegato per la prima volta i loro nomi già a gennaio. A giugno il tono delle indiscrezioni è cambiato. La parola “fidanzata” è comparsa senza più particolari cautele e alcune fonti hanno parlato di una relazione “seria e impegnata”. Eppure non esiste ancora una foto ufficiale, un post condiviso o una conferma diretta.
Nel 2026 la privacy è diventata il vero lusso. Ed è anche quello su cui si specula di più.
Hamilton ha lasciato Monaco con un secondo posto. Antonelli con un posto nella storia. Kim Kardashian con qualcosa di altrettanto prezioso: la narrazione. E a Monaco la narrazione è una valuta più resistente persino dei trofei.
Non ha guidato una monoposto. Non ne aveva bisogno.
In una città fatta di curve strette e gerarchie ben definite, esistono molti modi per arrivare in testa. Alcuni lo fanno al volante di una vettura. Altri lo fanno indossando un abito di pizzo.
Photos credit: Manuele Mangiarotti
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