Giuseppe Cruciani in Porto Cervo: Freedom, Trump, and the Courage to Have an Opinion | Giuseppe Cruciani a Porto Cervo: libertà, Trump e il coraggio di avere un’opinione

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There is one word that has followed Giuseppe Cruciani for years, perhaps more than any other: freedom. The freedom to speak, to provoke, to challenge, even to make people uncomfortable. It is no surprise, then, that Libertà. Tutto Cruciani dalla A alla Z. L’alfabeto del politicamente scorretto is the title of his new book, published by Cairo Editore in July 2026. It is a journey through the themes that have long defined his work: political correctness, inclusive language, censorship on social media, feminism, immigration, and the right to express what you think even when it makes others uncomfortable.

We met him in Porto Cervo, where Cruciani presented the book as part of the Autori in Costa cultural series. And we chose not to turn the encounter into a long interview. Three questions were enough: What does it really mean to be free today? How much courage does it take to publicly stand by an opinion? And, above all, what does he think of Donald Trump today?

Freedom According to Cruciani

For those who follow La Zanzara, the Radio 24 program Cruciani hosts with David Parenzo, the answer to the first question is, in many ways, woven through twenty years of radio.

Cruciani has built much of his public identity around the possibility of saying what others would rather leave unsaid, while also giving space to opinions that are controversial, uncomfortable, or completely different from his own. The point, in his view, is not necessarily to agree. It is to defend the right to hold an opinion even when that opinion provokes, irritates, or challenges an apparently established consensus.

And this is where the provocative lightness that defines La Zanzara meets a much more serious question: who gets to decide where the line lies between what is inappropriate and what should not be allowed to be said at all?

In his new book, Cruciani returns precisely to this territory. He does not want to be labeled as a man of the right or the left and continues to define himself above all through a libertarian view of society. It is a position that inevitably exposes him to criticism, but it has also helped make him one of the most recognizable voices in Italian radio.

From Trump in 2016 to Trump Today

Then there is Donald Trump.

And this is where the story becomes particularly interesting.

In 2016, Cruciani enthusiastically welcomed the Republican candidate’s victory. He even promised two months of sexual abstinence if Trump were elected, a promise he later said he intended to keep after the election. At the time, he saw Trump above all as a figure capable of escaping traditional labels and openly challenging political correctness.

That sympathy did not end with Trump’s first presidency. On the eve of the 2024 U.S. election, Cruciani once again publicly sided with Trump and, after his victory, spoke about the possibility that the new administration might restore more room for free speech and push back against the culture of political correctness in American universities and society at large.

But when we ask him in Porto Cervo whether he is still on Trump’s side, his answer reveals a position that is less automatic today.

Supporting a figure capable of disrupting imposed language and challenging dominant thinking no longer necessarily means offering unconditional approval of everything Trump represents or decides. Cruciani’s assessment today also takes into account the actual protection of free speech and the choices made in foreign policy.

And perhaps this is where the interview becomes most interesting: because defending someone as a symbol of freedom does not mean giving them a blank check.

The Courage to Have an Opinion

That leaves one final question: Does expressing an opinion require courage today?

We live in an apparently paradoxical age. Never before have we had so many tools to speak, and yet never before has a single sentence been so easily pulled out of context, turned into a verdict, and amplified across social media within minutes.

Cruciani has almost made a profession out of this tension.

People like him, dislike him, argue about him. And he often manages to trigger all three reactions at once. But behind the provocation lies a question that concerns everyone, even those who disagree with almost everything he says: How willing are we really to defend freedom of speech when the person speaking is saying something we strongly dislike?

Perhaps this is the most interesting point of Libertà, and of our brief encounter in Porto Cervo as well.

Not to decide who is right.

But to remember that freedom of opinion becomes truly important precisely when we stop liking someone else’s opinion.

And in Giuseppe Cruciani’s case, just a few questions are enough to show that a short interview can be far more substantial than many endless conversations.

C’è una parola che accompagna Giuseppe Cruciani da anni, forse più di qualsiasi altra: libertà. Libertà di parlare, di provocare, di contraddire, persino di risultare scomodi. Non sorprende, allora, che proprio Libertà. Tutto Cruciani dalla A alla Z. L’alfabeto del politicamente scorretto sia il titolo del suo nuovo libro, pubblicato da Cairo Editore nel luglio 2026. Un viaggio attraverso i temi che da tempo attraversano il suo lavoro: politicamente corretto, linguaggio inclusivo, censura sui social, femminismo, immigrazione e diritto di esprimere ciò che si pensa anche quando disturba.

Lo abbiamo incontrato a Porto Cervo, dove Cruciani ha presentato il volume nell’ambito degli appuntamenti culturali di Autori in Costa. E abbiamo scelto di non trasformare l’incontro in una lunga intervista. Tre questioni erano sufficienti: che cosa significa davvero essere liberi oggi? Quanto coraggio serve per sostenere pubblicamente un’opinione? E soprattutto: che cosa pensa oggi di Donald Trump?

La libertà secondo Cruciani

Per chi segue La Zanzara, il programma che Cruciani conduce su Radio 24 insieme a David Parenzo, la risposta alla prima domanda attraversa in fondo vent’anni di radio.

Cruciani ha costruito gran parte della propria identità pubblica sulla possibilità di dire ciò che altri preferirebbero non dire, lasciando spazio anche a opinioni controverse, sgradevoli o lontanissime dalle proprie. Il punto, nella sua visione, non è necessariamente essere d’accordo: è difendere il diritto ad avere un’opinione anche quando quell’opinione provoca, irrita o rompe un consenso apparentemente acquisito.

Ed è qui che la leggerezza provocatoria che caratterizza La Zanzara incontra una questione molto più seria: chi stabilisce il confine tra ciò che è inopportuno e ciò che non dovrebbe poter essere detto?

Nel suo nuovo libro Cruciani torna proprio su questo terreno. Non vuole essere classificato come uomo di destra o di sinistra e continua a definirsi soprattutto attraverso una concezione libertaria della società. Una posizione che inevitabilmente lo espone alle critiche, ma che gli ha anche consentito di diventare una delle voci più riconoscibili del panorama radiofonico italiano.

Da Trump 2016 al Trump di oggi

Poi c’è Donald Trump.

E qui la storia diventa particolarmente interessante.

Nel 2016, Cruciani accolse con entusiasmo la vittoria del candidato repubblicano. Arrivò persino a promettere due mesi di astinenza sessuale in caso di elezione, promessa che annunciò di voler rispettare dopo la vittoria. All’epoca vedeva in Trump soprattutto un personaggio capace di sottrarsi alle etichette tradizionali e di sfidare apertamente il politicamente corretto.

Quella simpatia non si esaurì con la prima presidenza. Alla vigilia delle elezioni americane del 2024 Cruciani tornò pubblicamente a schierarsi dalla parte di Trump e, dopo la sua vittoria, parlò della possibilità che il nuovo corso americano potesse restituire spazio al free speech e contrastare la cultura del politicamente corretto nelle università e nella società statunitense.

Ma quando a Porto Cervo gli chiediamo se sia ancora dalla parte di Trump, la risposta restituisce oggi un quadro meno automatico.

Il sostegno al personaggio capace di scardinare il linguaggio imposto e mettere in discussione il pensiero dominante non equivale più necessariamente a un’adesione senza riserve a tutto ciò che Trump rappresenta o decide. Nel giudizio di Cruciani entrano oggi anche la concreta tutela della libertà di parola e le scelte compiute sul terreno della politica estera.

Ed è forse proprio qui che l’intervista diventa più interessante: perché difendere qualcuno come simbolo di libertà non significa consegnargli un assegno in bianco.

Il coraggio di avere un’opinione

Rimane allora l’ultima questione: oggi bisogna avere coraggio per esprimere un’opinione?

Viviamo in un tempo apparentemente paradossale. Mai come oggi abbiamo avuto tanti strumenti per parlare e mai come oggi una frase può essere estratta dal proprio contesto, trasformata in una sentenza e moltiplicata in pochi minuti sui social.

Cruciani ha fatto di questo conflitto quasi un mestiere.

Piace, irrita, fa discutere. E spesso riesce a fare tutte e tre le cose contemporaneamente. Ma dietro la provocazione rimane una domanda che riguarda tutti, anche chi non condivide quasi nulla delle sue posizioni: quanto siamo davvero disposti a difendere la libertà di parola quando a parlare è qualcuno che dice qualcosa che detestiamo?

Forse è questo il punto più interessante di Libertà e anche del nostro breve incontro a Porto Cervo.

Non stabilire chi abbia ragione.

Ma ricordare che la libertà di opinione diventa davvero importante proprio nel momento in cui l’opinione dell’altro smette di piacerci.

E, nel caso di Giuseppe Cruciani, bastano poche domande per capire che una breve intervista può essere decisamente più sostanziosa di molte conversazioni interminabili.

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