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Production has officially begun on “I Won’t Give Up! The Mafia Is Not a Movie”, the new narrative documentary written and directed by Ettore Zito. Produced by Trickfree Productions, the project presents itself from the outset as an ambitious and necessary work, aiming to dismantle the romanticized portrayal of organized crime and bring back its raw and devastating reality.
At the heart of the story is Pippo Giordano, a former DIA inspector and close collaborator of Giovanni Falcone and Paolo Borsellino. His personal story — that of a man who grew up in mafia-ridden Palermo and chose to serve the State — becomes the narrative thread of a project that seeks to restore depth, memory, and responsibility.
Alongside him are actors Dino Spinella and Claudio Lobbia, involved in a staging that unfolds as a true “theater of memory.” Here, the symbolic use of space and objects becomes central in representing the moral conflict between the pull of criminality and the dignity of the law.
With this new work, Ettore Zito confirms a well-established signature: a cinema deeply rooted in civic engagement. After works such as Anime nel fango and the award-winning Altrove, the director — originally from Ravenna and active between Europe and the United States — returns behind the camera with a project firmly placed within the tradition of socially engaged storytelling.
His career, spanning over thirty years, includes nearly 200 international awards and has recently been enriched by the success of Gamblers, a medium-length film on gambling addiction that, in 2025, became the most awarded Italian film released in theaters. This path also earned him the “Segni di Pace National Award,” promoted by the Italian Ministry of Enterprises and Made in Italy (MIMIT).
It is therefore no surprise that “I Won’t Give Up!” is conceived with a strong educational mission. The project is primarily aimed at younger generations and schools, with the goal of transforming historical memory into an active tool for awareness and responsibility.
More than a simple reconstruction, the documentary presents itself as a passing of the torch between generations. Through Giordano’s testimony and the presence of his children — now also serving in public institutions — the film builds a bridge between past and present, emphasizing that the fight against organized crime is not a closed chapter, but an ongoing responsibility.
The message is clear: legality is not an abstract concept, but a daily choice. And above all, it represents the only true form of freedom.
With “I Won’t Give Up! The Mafia Is Not a Movie”, Ettore Zito delivers a work that aims to shake the audience, moving beyond spectacle to reveal the true face of the mafia: one of violence, loss, and denied dignity. A project that, more than telling a story, asks viewers to take a stand.
È ufficialmente iniziata la produzione di “Non mi arrendo! La mafia non è un film”, il nuovo documentario narrativo scritto e diretto da Ettore Zito. Prodotto da Trickfree Productions, il progetto si presenta fin da subito come un’opera ambiziosa e necessaria, con l’obiettivo di smontare la rappresentazione romanzata della criminalità organizzata e riportare al centro la sua realtà più cruda e devastante.
Al cuore del racconto c’è la figura di Pippo Giordano, ex ispettore della DIA e collaboratore diretto di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. La sua storia personale – quella di un uomo cresciuto nella Palermo segnata dalla mafia e che ha scelto di servire lo Stato – diventa il filo narrativo di un progetto che punta a restituire profondità, memoria e responsabilità.
Accanto a lui, anche gli attori Dino Spinella e Claudio Lobbia, coinvolti in una messa in scena che si sviluppa come un vero e proprio “teatro della memoria”. Qui, l’uso simbolico degli spazi e degli oggetti diventa elemento centrale per rappresentare il conflitto morale tra la deriva criminale e la dignità della legge.
Con questo nuovo lavoro, Ettore Zito conferma una cifra stilistica ormai consolidata: quella di un cinema profondamente legato all’impegno civile. Dopo opere come Anime nel fango e il pluripremiato Altrove, il regista – originario di Ravenna e attivo da anni tra Europa e Stati Uniti – torna dietro la macchina da presa con un progetto che si inserisce pienamente nel solco del racconto sociale.
La sua carriera, costruita in oltre trent’anni, conta quasi 200 premi internazionali e si è recentemente arricchita del successo di Gamblers, mediometraggio dedicato alla ludopatia che nel 2025 è stato il film italiano più premiato distribuito nelle sale. Un percorso che gli è valso anche il riconoscimento del “Premio Nazionale Segni di Pace”, promosso dal MIMIT.
Non sorprende, quindi, che “Non mi arrendo!” nasca con una chiara vocazione educativa. Il progetto è pensato soprattutto per le nuove generazioni e per il contesto scolastico, con l’obiettivo di trasformare la memoria storica in uno strumento attivo di consapevolezza e responsabilità.
Più che una semplice ricostruzione, il documentario si propone come un passaggio di testimone tra generazioni. Attraverso la testimonianza diretta di Giordano e la presenza dei suoi figli, oggi anch’essi impegnati nelle istituzioni, il film costruisce un ponte tra passato e presente, sottolineando come la lotta alla criminalità organizzata non sia un capitolo chiuso, ma una responsabilità ancora viva.
Il messaggio è chiaro: la legalità non è un concetto astratto, ma una scelta quotidiana. E, soprattutto, rappresenta l’unica forma autentica di libertà.
Con “Non mi arrendo! La mafia non è un film”, Ettore Zito firma un’opera che ambisce a scuotere lo spettatore, portandolo oltre la narrazione spettacolare per restituire alla mafia il suo vero volto: quello della violenza, della perdita e della dignità negata. Un progetto che, più che raccontare, chiede di prendere posizione.
By author
Daniela D’Amore





