Photographer: Gianluigi Barbieri
Videography: Ekaterina Shevliakova
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Under a Full Moon in Rome, Kim Kardashian didn’t just walk a carpet. She manifested.
ROME — October 24, 2026 | Auditorium Parco della Musica
There was a full moon over Rome. You feel it differently here — the light hits the travertine, the city holds its breath, and everyone suddenly believes in manifestation.
On that night, the 21st Rome Film Festival hosted the world premiere of Season 2 of Ryan Murphy’s All’s Fair. On paper, a Hulu / Disney+ legal drama. In reality, a ritual.
The Manifestation Dressed in Leopard
Kim Kardashian stepped onto the red carpet in archival Yves Saint Laurent — a Fall 1998 couture leopard-print corset gown with a matching sheer hooded veil, sourced by Law Roach. In manifestation culture, leopard is not a print. It’s a frequency: confidence, dominance, the energy of a woman who has decided she is untouchable.
Beside her, Executive Producer Kris Jenner in Elizabeth Taylor’s 1969 Tiziani Roma Scorpion cape — black velvet, white satin, crystal scorpions.
With them: Naomi Watts in Giorgio Armani Privé, Sarah Paulson in a white sculptural column, Niecy Nash-Betts in velvet — the all-female divorce firm of All’s Fair, premiering November 4, but already owning Rome.
Many of my friends were doubting whether to go. I had no doubt.
Because The Kardashians are not just reality TV. They are the most durable cultural project of our time — a 20-year exercise in turning intention into empire. From living room to SKIMS, from managing a family to executive producing prestige TV, from wearing fashion to archiving it.
And so under that Hunter’s Full Moon — the moon of release, of cutting cords — it felt less like a premiere and more like a manifestation complete.
Sotto una luna piena a Roma, Kim Kardashian non ha solo sfilato su un red carpet. Ha manifestato.
ROMA — 24 ottobre 2026 | Auditorium Parco della Musica
C’era la luna piena sopra l’Auditorium Parco della Musica. A Roma la senti diversa — la luce colpisce il travertino, la città trattiene il fiato, e all’improvviso tutti credono nella manifestazione.
Quella sera, la 21ª Festa del Cinema di Roma ospitava la prima mondiale della Stagione 2 di All’s Fair, il legal drama di Ryan Murphy per Hulu / Disney+. Sulla carta, una serie TV. In realtà, un rituale.
La manifestazione vestita di leopardo
Kim Kardashian è scesa sul red carpet in Yves Saint Laurent d’archivio — un abito a sirena corsetto leopardato della collezione Couture Autunno 1998, con velo trasparente coordinato, scelto da Law Roach. Nella cultura della manifestazione, il leopardo non è una stampa. È una frequenza: fiducia, dominio, energia felina, l’energia di una donna che ha deciso di essere intoccabile.
Accanto a lei, l’Executive Producer Kris Jenner nel mantello “Scorpione” di Elizabeth Taylor del 1969 di Tiziani Roma — velluto nero, raso bianco, scorpioni di cristallo. Se credi nel trasferimento di energia, eccolo: il potere dell’Old Hollywood di Taylor, passato a Jenner, passato a Kim.
Con loro: Naomi Watts in Giorgio Armani Privé bianco e nero, Sarah Paulson in un abito colonna bianco scultoreo, Niecy Nash-Betts in velluto — lo studio legale tutto al femminile di All’s Fair, che debutterà il 4 novembre, ma che a Roma aveva già conquistato tutto.
Molti dei miei amici dubitavano se andare o no. Io non ho avuto dubbi.
Perché le Kardashian non sono solo reality TV. Sono il progetto culturale più duraturo del nostro tempo — 20 anni di esercizio nel trasformare l’intenzione in impero. Dal salotto a SKIMS, dal gestire una famiglia al produrre una serie prestige di Ryan Murphy, dall’indossare la moda all’archiviarla.
E così sotto quella Luna Piena del Cacciatore — la luna del rilascio, del tagliare i cordoni — è sembrata meno una premiere e più una manifestazione compiuta.
Los Angeles è arrivata a Roma. E Roma, per una notte, si è vestita di leopardo.
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