Venezia rinasce con il mostro di Del Toro: Frankenstein conquista il Lido tra lacrime, applausi e la bellezza di Jacob Elordi | Venice is reborn with Del Toro’s monster: Frankenstein conquers the Lido with tears, applause and the beauty of Jacob Elordi

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La Mostra del Cinema di Venezia ha vissuto una delle sue serate destinate a restare nella memoria. Sul tappeto rosso, sotto un cielo d’agosto, Guillermo del Toro ha presentato il suo attesissimo Frankenstein, in concorso all’82ª edizione, e il Lido si è trasformato in un palcoscenico di emozione pura, tra mito letterario, visionarietà cinematografica e fascino senza tempo.

Del Toro ha dichiarato che questo è il film che ha atteso tutta la carriera per realizzare. Ispirato al romanzo immortale di Mary Shelley, Frankenstein diventa, nelle sue mani, un melodramma gotico ed emozionale: non un horror convenzionale, ma una riflessione sull’identità, sulla relazione tragica tra creatore e creatura, sull’amore e sulla solitudine che ci definisce.

Il dottor Victor Frankenstein ha il volto magnetico di Oscar Isaac, mentre la Creatura è interpretata da Jacob Elordi, che regala al ruolo un’intensità nuova, fragile e devastante. Con loro, un cast d’eccezione: Mia Goth, Christoph Waltz, Felix Kammerer, Charles Dance, David Bradley, Lars Mikkelsen e Christian Convery.

Il film, della durata di 149 minuti, avvolge lo spettatore in un’esperienza visiva e sonora che è allo stesso tempo cupa e luminosa, brutale e poetica.

Il red carpet ha illuminato la serata: Del Toro, con la sua consueta ironia, il cast si è concesso ai flash con eleganza e naturalezza. E poi, in sala, la magia: tredici minuti di standing ovation. Jacob Elordi, visibilmente commosso, non ha trattenuto le lacrime, abbracciando Del Toro e Oscar Isaac in un momento che ha commosso l’intero PalaBiennale.

In un Festival che vive di cinema e di icone, Elordi ha brillato come una rivelazione già consacrata. La sua bellezza magnetica, sospesa tra classicità hollywoodiana e modernità ribelle, ha catturato l’attenzione tanto quanto la sua performance. Sul tappeto rosso, in smoking impeccabile, ha incarnato il paradosso stesso della Creatura: un volto che seduce e insieme inquieta, un corpo che porta il peso di un mito, un attore che trasforma la sua fisicità in poesia.

Non è un caso che gli sguardi del pubblico e i sospiri delle fan accorse al Lido, abbiano accompagnato ogni suo passo. A Venezia, Elordi non è stato soltanto un interprete, ma un’epifania di bellezza tragica e contemporanea.

La critica ha già parlato di “un melodramma mostruosamente bello”, capace di rianimare un mito che sembrava già raccontato in tutte le forme possibili. Del Toro, invece, ha trovato la chiave per renderlo universale, facendo emergere la vulnerabilità dietro l’orrore, l’umanità dietro il mostro.

In uscita nelle sale il 17 ottobre 2025 e su Netflix dal 7 novembre, Frankenstein è destinato a diventare uno dei titoli più discussi della stagione, a metà tra cinema d’autore e leggenda popolare.

Venezia ha regalato applausi, lacrime e ovazioni, ma anche la certezza che il cinema, quando è grande, sa rianimare i miti e insieme crearne di nuovi. E se il mostro di Mary Shelley ha trovato il suo respiro nelle mani di Del Toro, il pubblico del Lido ha trovato un altro motivo per emozionarsi: la bellezza di Jacob Elordi, che, almeno per una notte, è stata la più luminosa delle creature.

E se la lacrima di Elordi e l’abbraccio con Del Toro hanno dimostrato che la Mostra può ancora scuotere il cuore, sappiate che in laguna si discute di mostri… ma quelli più pericolosi si nascondono sotto un frac elegante.

2 Responses

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