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The most articulated and intense edition of Atreju ended with a record participation, nine days of meetings that transformed the gardens of Castel Sant’Angelo in Rome into a permanent political laboratory, a reference point for the centre-right and beyond. Debates, international confrontations, culture and social commitment have marked an event that has exceeded the boundaries of the classic party event.
The culminating moment came at 12:15, with the final speech of the Prime Minister Giorgia Meloni, preceded by the contributions of the main leaders of the majority and by prominent guests of the national and international political scene.
The last day of the event was a real sequence of rumours and visions.
The final Sunday opened at 9:30 with the intervention of Federico Palmaroli, aka Osho, who inaugurated the day with his ironic look at current events. At 10:30 Mateusz Morawiecki, president of the European Conservatives and Reformists group, spoke, followed at 11:00 by Fabio Roscani, president of National Youth.
From 11:30 the stage hosted a roundup of political interventions that restored the image of a compact coalition: Antonio De Poli for the UDC, Maurizio Lupi for Noi Moderati, then Deputy Prime Ministers Matteo Salvini and Antonio Tajani. A path that naturally led to the final speech of the Prime Minister.
Among the most active presences of the entire event, Galeazzo Bignami, minister and group leader of Fratelli d’Italia in the Chamber, participated in numerous events, moving between institutional moments and direct confrontation with the public.
The debate dedicated to the reform of justice and the new structure of the CSM and the High Disciplinary Court is particularly significant. At the table, together with Bignami, the president of the ANM Cesare Parodi, the M5S deputy Alfonso Colucci, the Northern League deputy Simonetta Matone and the director of Il Giornale Alessandro Sallusti. Moderated by Adnkronos director Davide Desario, the comparison highlighted the centrality of the issue and the different sensitivities on the field.
What made this edition particularly recognisable was the atmosphere spread among the avenues of Castel Sant’Angelo. Alongside the political panels, Atreju has given space to a concrete, visible and lived social dimension.
Among markets, food stands and Christmas initiatives, the presence of Third Sector Bodies represented a distinctive element. Therapeutic communities, associations committed to the fight against addictions and marginality, reception centres: operational realities, not symbolic, which have brought stories, projects and testimonies.
The handmade nativity scenes and Christmas decorations have lived with the stories of recovery and social reintegration, creating a direct dialogue between tradition and politics.
The choice to integrate volunteering and the third sector in the heart of the event was not only spectacular. In a context marked by new poverty, youth hardship and growing addictions, their presence has taken on a clear political value: to recognise that institutional confrontation must remain connected to daily reality.
The stands were not limited to information, but have built a concrete bridge between politics and territories, offering an authentic cross-section of the fragilities and possibilities of integration.
With the motto “You have become strong. Italy with its head held high”, Atreju 2025 has intertwined domestic politics and international scenario. Among the guests: Mahmud Abbas, president of the Palestinian National Authority, Rom Braslavski, former Hamas hostage, the confrontation between Gianfranco Fini and Francesco Rutelli over thirty years after the challenge for Rome, and sports protagonists such as Gianluigi Buffon, Ferdinando De Giorgi and Julio Velasco, awarded the Atreju Prize.
Ministers, presidents of the Chamber and Senate, governors and also opposition leaders alternated on stage, confirming the nature of Atreju as an identity event but capable of dialogue.
In her final speech, Giorgia Meloni claimed the government’s path, citing international analyses that indicate Italy as a model of stability. But the deepest meaning of Atreju has emerged in the details: the dialogue between institutions and volunteering, politics that mixes with real life, the confrontation without filters.
In this context, Matteo Salvini’s speech represented one of the most appreciated moments of the final day. A speech capable of alternating government content and irony, used not as an evasion but as a communication tool to make complex themes accessible and strengthen the bond with the public.
Atreju 2025 closes with the image of a policy that tries to keep together seriousness and lightness, vision and concreteness. Not only a partisan demonstration, but a space of relationship between politics, civil society and community.
In a time of distance and disaffection, Atreju confirms the possibility of building bridges and real dialogue. The Christmas symbols next to the stands of the third sector summarise the spirit of the event: when the symbols become commitment, politics regains contact with the country.
Si è chiusa con una partecipazione record l’edizione più articolata e intensa di Atreju, nove giorni di incontri che hanno trasformato i giardini di Castel Sant’Angelo in un laboratorio politico permanente, punto di riferimento per il centrodestra e non solo. Dibattiti, confronti internazionali, cultura e impegno sociale hanno scandito una manifestazione che ha superato i confini della classica kermesse di partito.
Il momento culminante è arrivato alle 12:15, con l’intervento conclusivo della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, preceduto dai contributi dei principali leader della maggioranza e da ospiti di rilievo del panorama politico nazionale e internazionale.
L’ultima giornata della manifestazione e’ stata una vera sequenza di voci e visioni.
La domenica finale si è aperta alle 9:30 con l’intervento di Federico Palmaroli, in arte Osho, che ha inaugurato la giornata con il suo sguardo ironico sull’attualità. Alle 10:30 è intervenuto Mateusz Morawiecki, presidente del gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei, seguito alle 11:00 da Fabio Roscani, presidente di Gioventù Nazionale.
Dalle 11:30 il palco ha ospitato una carrellata di interventi politici che hanno restituito l’immagine di una coalizione compatta: Antonio De Poli per l’UDC, Maurizio Lupi per Noi Moderati, quindi i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani. Un percorso che ha condotto naturalmente al discorso finale della presidente del Consiglio.
Tra le presenze più attive dell’intera manifestazione, Galeazzo Bignami, ministro e capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, ha partecipato a numerosi appuntamenti, muovendosi tra momenti istituzionali e confronto diretto con il pubblico.
Particolarmente significativo il dibattito dedicato alla riforma della giustizia e al nuovo assetto del CSM e dell’Alta Corte disciplinare. Al tavolo, insieme a Bignami, il presidente dell’ANM Cesare Parodi, il deputato M5S Alfonso Colucci, la deputata leghista Simonetta Matone e il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti. Moderato dal direttore di Adnkronos Davide Desario, il confronto ha messo in luce la centralità del tema e le diverse sensibilità in campo.
Ciò che ha reso questa edizione particolarmente riconoscibile è stata l’atmosfera diffusa tra i viali di Castel Sant’Angelo. Accanto ai panel politici, Atreju ha dato spazio a una dimensione sociale concreta, visibile e vissuta.
Tra mercatini, stand gastronomici e iniziative natalizie, la presenza degli Enti del Terzo Settore ha rappresentato un elemento distintivo. Comunità terapeutiche, associazioni impegnate nella lotta alle dipendenze e alla marginalità, centri di accoglienza: realtà operative, non simboliche, che hanno portato storie, progetti e testimonianze.
I presepi artigianali e le decorazioni natalizie hanno convissuto con i racconti di recupero e reinserimento sociale, creando un dialogo diretto tra tradizione e la politica.
La scelta di integrare il volontariato e il terzo settore nel cuore della manifestazione non è stata solo scenografica. In un contesto segnato da nuove povertà, disagio giovanile e dipendenze crescenti, la loro presenza ha assunto un valore politico chiaro: riconoscere che il confronto istituzionale deve restare connesso alla realtà quotidiana.
Gli stand non si sono limitati all’informazione, ma hanno costruito un ponte concreto tra la politica e i territori, offrendo uno spaccato autentico delle fragilità e delle possibilità di integrazione.
Con il motto “Sei diventata forte. L’Italia a testa alta”, Atreju 2025 ha intrecciato politica interna e scenario internazionale. Tra gli ospiti: Mahmud Abbas, presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, Rom Braslavski, ex ostaggio di Hamas, il confronto tra Gianfranco Fini e Francesco Rutelli a oltre trent’anni dalla sfida per Roma, e protagonisti dello sport come Gianluigi Buffon, Ferdinando De Giorgi e Julio Velasco, premiati con il Premio Atreju.
Sul palco si sono alternati ministri, presidenti di Camera e Senato, governatori e anche leader dell’opposizione, confermando la natura di Atreju come evento identitario ma capace di dialogo.
Nel suo intervento conclusivo, Giorgia Meloni ha rivendicato il percorso del governo, citando analisi internazionali che indicano l’Italia come modello di stabilità. Ma il significato più profondo di Atreju è emerso nei dettagli: il dialogo tra istituzioni e volontariato, la politica che si mescola alla vita reale, il confronto senza filtri.
In questo quadro, l’intervento di Matteo Salvini ha rappresentato uno dei momenti più apprezzati della giornata conclusiva. Un discorso capace di alternare contenuti di governo e ironia, utilizzata non come evasione ma come strumento comunicativo per rendere accessibili temi complessi e rafforzare il legame con il pubblico.
Atreju 2025 si chiude con l’immagine di una politica che prova a tenere insieme serietà e leggerezza, visione e concretezza. Non solo una manifestazione di parte, ma uno spazio di relazione tra politica, società civile e comunità.
In un tempo di distanza e disaffezione, Atreju conferma la possibilità di costruire ponti e dialogo reale. I simboli natalizi accanto agli stand del terzo settore sintetizzano lo spirito dell’evento: quando i simboli diventano impegno, la politica ritrova il contatto con il Paese.
By author
Ekaterina Shevliakova









