Luca Parenti, the Cyrano of Italian Television | Luca Parenti, il Cyrano della televisione italiana

Luca Parenti
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A Conversation on the Invisible Art of Writing for TV

Luca Parenti

A name that the general public may not pronounce every day, but one that Italian television knows very well. His career includes titles that have shaped the language of mainstream television: Ballando con le Stelle – the Italian version of Dancing with the Stars , Tale e Quale Show –  the Italian adaptation of the international format Your Face Sounds Familiar – , The Voice of Italy, Reazione a Catena – the Italian adaptation of Chain Reaction – , Stasera CasaMika – a prime-time variety show blending music, interviews, sketches, and live performance –  , È sempre mezzogiorno – a daytime cooking show, up to the Sanremo Music Festival –  an annual live television event that has shaped Italian pop culture, music industry, and mainstream television since 1951- . Programs different in audience, tone, and ambition, yet united by the same underlying idea: television as storytelling, not as a simple container.

This is not a classic interview.
 

It is a long, lucid conversation, at times almost a poetic manifesto. A deep journey through the profession of the television writer: from origins to the rundown, from program construction to the crisis of reality shows, from the relationship with an increasingly aware audience to the future of television storytelling. A dialogue that refuses shortcuts, does not tame thought, does not translate the profession into reassuring formulas, and does not betray the complexity of a job that lives on balance, listening, and narrative responsibility.

Luca Parenti does not speak of television as a product, but as a living organism, ragile, complex, and wonderfully imperfect.

And this is where the story begins: at the origin, at the moment when a profession stops being a hypothesis and becomes a choice.



Like Cyrano, in the end, Luca Parenti remains one step back. Not out of shyness, not for lack of voice, but by deliberate choice: letting others pronounce the words he has built. Letting the story shine, not himself. Lending his soul to the text, the idea, the program. Then disappearing.

For Luca Parenti, television is not something to display, but something to build together, to move through. A subtle balance between architecture and movement, between what is planned and what inevitably happens. His voice is that of someone who has crossed schedules, successes, crises, and transformations without losing the deep sense of the profession: building worlds. Worlds that move, stretch and compress, stumble and rise again, change direction while they are on air, like a dancer guided without being restrained, listened to without being dominated.

Perhaps this is the secret of those who truly write television: knowing that the real spectacle is not in front of the camera, but in the exact moment when an idea stops being an intuition and finds its right step in the story. And remaining there, at the exact point where television is silently born.

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Conversazione sull’arte invisibile di scrivere la TV

Luca Parenti

C’è una figura che raramente finisce in primo piano, ma senza la quale la televisione semplicemente non esisterebbe.

È il mestiere di chi non appare, non è davanti alla telecamera, non riceve applausi.

L’autore televisivo è una sorta di Cyrano de Bergerac del piccolo schermo: scrive le parole, costruisce l’emozione, presta l’anima a qualcun altro affinché il racconto possa arrivare al pubblico. Poi fa un passo indietro, invisibile, necessario.

Luca Parenti è uno di questi Cyrano moderni.

Un nome che il grande pubblico forse non pronuncia ogni giorno, ma che la televisione italiana conosce molto bene. Nel suo percorso convivono titoli che hanno segnato il linguaggio della TV generalista: Ballando con le Stelle, Tale e Quale Show, The Voice of Italy, Reazione a Catena, Stasera CasaMika, È sempre mezzogiorno, fino al Festival di Sanremo. Programmi diversi per pubblico, tono e ambizione, ma uniti da una stessa idea di fondo: la televisione come racconto, non come semplice contenitore.

Questa non è una classica intervista.

È una conversazione lunga, lucida, a tratti quasi un manifesto poetico. Un attraversamento profondo del mestiere dell’autore televisivo: dalle origini alla scaletta, dalla costruzione dei programmi alla crisi dei reality, dal rapporto con un pubblico sempre più consapevole fino al futuro della narrazione televisiva. Un dialogo che rifiuta le scorciatoie, non addomestica il pensiero, non traduce il mestiere in formule rassicuranti e non tradisce la complessità di un lavoro che vive di equilibrio, ascolto e responsabilità narrativa.

Luca Parenti non parla di televisione come di un prodotto, ma come di un organismo vivo, fragile, complesso e meravigliosamente imperfetto.

Ed è da qui che inizia il racconto: dall’origine, dal momento in cui un mestiere smette di essere un’ipotesi e diventa una scelta.


L’improvvisazione efficace nasce dalle prove, dallo studio attento, dall’immersione a fondo del conduttore nei meccanismi e nello sviluppo dello show, della puntata e della scaletta stessa. Antonella Clerici è maestra in questa arte e riesce ad esprimere l’improvvisazione al meglio proprio dopo essersi preparata a fondo. Non si “improvvisa” il mestiere della conduzione!

Certo esiste il marketing, esistono i target, l’identità di rete, le fasce orarie e la possibilità statistica che un certo tipo di pubblico sia lì in quel momento; e quindi la necessità di adattare formati e linguaggi al mezzo ed all’orario. Ma poi esiste, a mio avviso, la possibilità di interessare, di chiamare a raccolta un pubblico diverso e magari stravolgere le aspettative ed ogni previsione.

La stessa idea può essere un successo strepitoso ed un fragoroso tonfo in base a quello a cui accennavo prima: la capacità di scegliere quali variabili considerare importanti e quali tra le migliaia possibili nella costruzione possono essere trascurate.


Come Cyrano, alla fine, Luca Parenti resta un passo indietro. Non per timidezza, non per mancanza di voce, ma per una scelta precisa: lasciare che siano altri a pronunciare parole che lui ha costruito. Lasciare che a brillare sia il racconto, non lui. Prestare l’anima al testo, all’idea, al programma. Poi sparire. La televisione, per Luca Parenti, non è qualcosa da esibire, ma da costruire insieme, da attraversare. Un equilibrio sottile tra architettura e movimento, tra ciò che si progetta e ciò che, inevitabilmente, accade. La sua voce è quella di chi ha attraversato palinsesti, successi, crisi e trasformazioni senza perdere il senso profondo del mestiere: costruire mondi. Mondi che si muovono, che si allungano e si comprimono, che inciampano e si rialzano, che cambiano direzione mentre vanno in scena come si fa con una danzatrice: guidata senza essere trattenuta, ascoltata senza essere dominata. Forse è questo il segreto di chi scrive davvero televisione: sapere che il vero spettacolo non è davanti alla telecamera, ma nel momento esatto in cui un’idea smette di essere un’intuizione e trova il suo passo giusto nel racconto. E restare lì, nel punto esatto in cui la televisione, silenziosamente, nasce.

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