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L’attrice spagnola ha preso parte alla prima edizione di Liberatum Art & Cinema, il nuovo programma multidisciplinare nato per mettere in dialogo cinema, arti visive e cultura internazionale durante la Mostra del Cinema di Venezia.
VENEZIA – In una Mostra del Cinema fatta di première, red carpet e incontri internazionali, c’è stato anche spazio per un racconto diverso, costruito intorno al rapporto tra cinema, arti visive e identità culturale.
Il 7 settembre, durante l’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Rossy de Palma ha partecipato alla prima edizione di Liberatum Art & Cinema, il nuovo programma multidisciplinare promosso da Liberatum in occasione del venticinquesimo anniversario dell’organizzazione.
Attrice, artista e figura da sempre legata a un’idea di cinema capace di oltrepassare i confini dello schermo, de Palma ha preso parte al programma insieme a personalità internazionali provenienti da mondi differenti, tra cui l’artista iraniana Sevdaliza, le attrici Debi Mazar e Marisa Berenson e le artiste Jessica Mitrani e Myra Fiori.
Il progetto nasce con l’obiettivo di creare un terreno comune tra cinema e arti visive, ma soprattutto di utilizzare la cultura come spazio di confronto tra linguaggi, identità e percorsi differenti.
È in questo contesto che la presenza di Rossy de Palma acquista un significato particolare. La sua carriera non si è mai limitata alla recitazione: nel corso degli anni ha attraversato cinema, moda, fotografia e performance, costruendo un’immagine riconoscibile anche fuori dalla Spagna.
Musa storica di Pedro Almodóvar, con cui ha lavorato in numerosi film, ha collaborato anche con registi e artisti internazionali come Robert Altman, Terry Gilliam e Marjane Satrapi, oltre ad alcune delle figure più note della moda e della fotografia, tra cui Jean-Paul Gaultier, Thierry Mugler, Alaïa, Herb Ritts e Bruce Weber.
Alla dimensione artistica si affianca anche un impegno pubblico sul tema della diversità culturale. Nel 2022 Rossy de Palma è stata nominata Ambasciatrice di Buona Volontà UNESCO per la Diversità Culturale e nello stesso anno ha presieduto la giuria della Caméra d’Or al Festival di Cannes.
A Venezia, la sua partecipazione si è inserita in un programma costruito proprio intorno alla contaminazione tra discipline e alla possibilità di utilizzare l’arte come strumento di dialogo.
Uno dei momenti centrali della serata è stato quello dedicato ai Liberatum Pioneer Awards 2026, realizzati in collaborazione con Pure Land Foundation.
I riconoscimenti sono stati assegnati a tre figure provenienti da percorsi molto diversi: Marina Abramović, Lee Daniels e Nadine Labaki.
Tre personalità che, attraverso linguaggi differenti, hanno affrontato temi come identità, migrazione, guerra, razza e dignità umana, contribuendo ad ampliare i confini delle rispettive discipline.
La cerimonia si è svolta a Palazzina Grassi ed è stata presieduta da Bruno Wang, fondatore di Pure Land Foundation.
Ma la serata veneziana non si è fermata alla consegna dei premi.
Liberatum Art & Cinema ha dedicato spazio anche a The Echo Chamber, film diretto da Andrea Pallaoro e interpretato da Susan Sarandon, Luca Marinelli e Alicia Vikander.
Il progetto, basato sull’ultimo guion di Bernardo Bertolucci, è stato al centro di una conversazione che ha coinvolto Sarandon, Marinelli e Pallaoro, riportando ancora una volta il cinema al centro di un confronto più ampio sulla cultura e sulla narrazione contemporanea.
La prima edizione veneziana di Liberatum Art & Cinema si inserisce in una storia iniziata nel 2001.
In venticinque anni, Liberatum ha organizzato programmi culturali multidisciplinari in cinque continenti, coinvolgendo artisti, registi, architetti, musicisti e personalità del mondo della cultura internazionale.
Nel corso del tempo, tra partecipanti, ospiti e collaboratori sono comparsi nomi come Cher, Nicole Kidman, Morgan Freeman, Tilda Swinton, Viola Davis, Frank Gehry, David Hockney, Salman Rushdie, Susan Sarandon e Pharrell Williams, oltre a premi Nobel come Wole Soyinka e Tawakkol Karman.
A Venezia, questo percorso ha trovato una nuova forma.
Non semplicemente un evento collaterale alla Mostra, ma uno spazio costruito intorno a una domanda sempre più presente nel mondo culturale contemporaneo: che cosa può accadere quando cinema, arte e identità smettono di viaggiare su binari separati?
Rossy de Palma, con una carriera attraversata da tutti questi linguaggi, è stata una delle presenze che meglio hanno rappresentato quella risposta.
The Spanish actress took part in the inaugural edition of Liberatum Art & Cinema, the new multidisciplinary program created to bring cinema, visual arts and international culture into dialogue during the Venice Film Festival.
VENICE — At a film festival filled with premieres, red carpets and international encounters, there was also room for a different kind of story — one centered on the relationship between cinema, visual arts and cultural identity.
On September 7, during the 83rd Venice International Film Festival, Rossy de Palma took part in the first edition of Liberatum Art & Cinema, the new multidisciplinary program launched by Liberatum to mark the organization’s 25th anniversary.
An actress, artist and longtime figure associated with a vision of cinema that extends far beyond the screen, de Palma joined an international lineup spanning different creative worlds, including Iranian artist Sevdaliza, actresses Debi Mazar and Marisa Berenson, and artists Jessica Mitrani and Myra Fiori.
The project was created to establish common ground between cinema and the visual arts, but above all to use culture as a space for dialogue among different languages, identities and experiences.
It is within this context that Rossy de Palma’s presence takes on particular significance. Her career has never been confined to acting: over the years, she has moved across cinema, fashion, photography and performance, building an instantly recognizable artistic identity well beyond Spain.
A longtime muse of Pedro Almodóvar, with whom she has worked on numerous films, de Palma has also collaborated with international filmmakers and artists such as Robert Altman, Terry Gilliam and Marjane Satrapi, as well as leading figures from fashion and photography including Jean-Paul Gaultier, Thierry Mugler, Alaïa, Herb Ritts and Bruce Weber.
Her artistic work has also been accompanied by a public commitment to cultural diversity. In 2022, Rossy de Palma was appointed a UNESCO Goodwill Ambassador for Cultural Diversity, and that same year she served as president of the Caméra d’Or jury at the Cannes Film Festival.
In Venice, her participation was part of a program built around the intersection of disciplines and the possibility of using art as a tool for dialogue.
One of the key moments of the evening was the Liberatum Pioneer Awards 2026, presented in collaboration with the Pure Land Foundation.
The awards went to three figures from very different creative backgrounds: Marina Abramović, Lee Daniels and Nadine Labaki.
Through different artistic languages, all three have addressed issues including identity, migration, race, war and human dignity, while helping expand the boundaries of their respective disciplines.
The ceremony took place at Palazzina Grassi and was chaired by Bruno Wang, founder of the Pure Land Foundation.
But the Venice evening went far beyond the awards ceremony.
Liberatum Art & Cinema also featured The Echo Chamber, directed by Andrea Pallaoro and starring Susan Sarandon, Luca Marinelli and Alicia Vikander.
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